mercoledì, 09 aprile 2008
La cooperativa apistica mediterranea annuncia che venerdì 11 aprile si concluderà il progetto didattico "informati e consapevoli alla ricerca degli antichi sapori" tra la Coop. Apistica Mediterranea e la scuola media alfieri di Cagliari.
Il progetto si traduce in 4 visite guidate di 2 scolaresche per un totale di 200 studenti , i quali hanno assistito ad una lezione da parte dei docenti della Apistica Mediterranea e successivamente hanno intrapreso una visita guidata che ha mostrato loro il lato "pratico "dell'attività e tutte le sue fasi di lavorazione.
Al termine di questo progetto la Coop. Apistica Mediterranea intende produrre una video lezione da inserire su broadcast internazionali come youtube e nel proprio sito www.apimed.com per poterlo distribuire gratuitamente a tutte le scuole che ne volessero fare richiesta.
La Coop. Apistica Mediterranea ha svolto il compito di ospitare e offrire i prodotti dell'alveare gratuitamente alle scolaresche in visita presso i suoi locali, perché è fermamente convinta che l'educazione civica intensa come senso di appartenenza nella società e amore per la propria terra và coltivata nelle fasi di crescita dei ragazzi, che sono le fasi più importanti nella formazione del loro background culturale.
L'esperienza di poter visitare le aziende locali capire dell'importanza delle api e de loro positivo impatto nel territorio andrebbe incoraggiata a livello regionale con un piano che possa portare il maggior numero di studenti a visitare le aziende di produzione che operano in Sardegna.
Al termine del progetto la Coop. Apistica Mediterranea ospiterà anche un'altra scolaresca dele scuole medie di Sinnai e della ass. OAMI, ass. di assistenza per disabili.
postato da: mielesardo alle ore 14:53 |
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mercoledì, 09 aprile 2008
Manifestazione a Roma.
Ieri martedì 8 marzo si è svolta una manifestazione per mettere in risalto alcuni dei gravi problemi che le api hanno riscontrato in questo periodo e che ha portato alla perdita di numerosi alveari , si contano almeno 40.000 alveari distrutti nel nord Italia e svariate migliaia nel resto d’italia.
Il problema riscontrato è chiamato neocotinoidi
Ripropongo un articolo scritto dalla associazione Aspromiele e UNAAPI.
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5 aprile 2008) BOLLETTINO DELLE SEGNALAZIONI PERVENUTECI DI TERRITORI E/O APIARI CON APICIDI
Novi Ligure 5 aprile 2008
Da pochi giorni sono iniziate le semine del mais nella pianura padana.
Nel nord ovest impera la siccità e la quasi totalità delle morie si è manifestata in stretta ed evidente connessione con l’uso di sementi di mais conciate con neonicotenoidi e distribuite con seminatrici pneumatiche.
Dopo le primissime segnalazi
oni di avvelenamenti della settimana scorsa, questo di seguito è l’aggiornamento a sabato 5 aprile.
Si riportano le sole segnalazioni “ufficiali”.
PER UN TOTALE DI 6.740 ALVEARI
Per ogni apiario segnalato ufficialmente l’esperienza insegna ve ne sono almeno altri dieci non tempestivamente dichiarati.
LA PIU’ PRUDENZIALE POSSIBILE STIMA E’ QUINDI DI QUANTOMENO AD ORA :
40.000 ALVEARI COLPITI DA APICIDIO
In diversi casi si è riusciti ad ottenere prelevamenti di campioni “ufficiali” di api da parte dei Servizi Veterinari per la ricerca delle molecole responsabili dell’apicidio.
Dobbiamo, purtroppo, però segnalare che in diversi casi , da parte dei Servizi Veterinari delle ASL, vi è scarsa comprensione della gravità del fenomeno, inadeguata tempestività e scarsa collaborazione. Sono state effettuate anche segnalazioni ad autorità ed enti diversi come Carabinieri, Associazioni, Istituti zooprofilattici, Agenzie per l’ambiente ecc…
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La situazione è ovviamente molto grave anzi direi quasi disperata , basta vedere la foto inserita dove le api morte sono cosi tante da formare una sorta di manto in prossimità dell'alveare, una situazione simile non è mai stata riscontrata in altre occasioni.
non bastava il problema della varroa che da sola è la causa maggiore di tutte le morti e di tutti i decessi delle api, non bastava il tempo che fà i capricci e l'alto inquinamento che l'uomo sta immettendo nell'ambiente, non bastava l'effetto serra e lo squilibrio delle stagioni, non bastava la diffidenza o la totale assenza dello stato, ora ci si mettono anche questi subdoli pesticidi , inventati dalle aziende chimiche per aumentare i profitti e se poi l'uomo avrà problemi di cancro o tumori non è un problema per loro, sicuramente avranno un farmaco da venderci per curare le malattie, ma chi ha un farmaco per curare questo mondo che và in malora??????.
si chiama buonsenso ma pare che nessuno lo abbia più.

venerdì, 04 aprile 2008
Minicorso (a puntate) di analisi sensoriale dei mieli.
Cenni storici
Nel corso dei secoli il miele è sempre stato considerato quella sostanza dolce color oro che veniva raccolta dalle api; anticamente si pensava che le api raccogliessero il miele dal cielo, poi fortunatamente con il passare del tempo ci si rese conto che il via vai che le api creavano tra un nido e i fiori non era di certo casuale!
Cicerone già parecchi secoli or sono fece una piccola considerazione gustativa sul miele di corbezzolo, un po’ involontaria però sicuramente significativa: descrivendo la Sardegna come terra indomita e aspra faceva notare che in Sardegna il miele non era dolce, ma Amaro.
Ovviamente non tutto il miele Sardo era amaro, ma quel campione di miele di corbezzolo che Cicerone aveva assaggiato portato e raccolto chissà come dagli antichi Romani, sicuramente lo aveva colpito nel palato e nella fantasia!
Purtroppo ci vollero molti secoli per sviluppare nuove considerazioni sulle differenze dei mieli; a dire il vero si è dovuti passare all’epoca moderna dell’apicoltura, cioè alla nascita delle arnie moderne con melari.
Queste nuove tecniche infatti oltre a una separazione netta tra nido e zona di stoccaggio miele permettono una produzione di piccole partite di miele e quindi il riempimento del melario in brevi periodi, proprio quello che serve per produrre un buon miele uniflorale di qualità.
I primi a pensare all’analisi sensoriale dei mieli furono i nostri cugini d’oltrealpe nel 1978, tramite corsi specifici su questo argomento presso il centro di formazione professionale di Hyères, in Francia.
Questi corsi, nacquero grazie al lavoro di un ricercatore esperto in miele, Michel Gonnet e un enologo ed esperto in degustazione, Gabriel Vache (direttore dello stesso centro). Come sempre sono le persone con le loro intuizioni a far sì che delle idee innovative si concretizzino in realtà... Successivamente vennero avviati anche in Italia corsi di questo genere a Finale Ligure (Sv), per iniziativa della locale Camera di Commercio presso una cooperativa di apicoltori.
I corsi di Finale Ligure furono i primi passi nel campo delle analisi sensoriali in Italia, ma ciò non bastava ancora e nel 1987 si costituisce, con la finalità di rispondere a tali esigenze, un gruppo di lavoro che raccoglie Istituti di ricerca, Associazioni di apicoltori ed altri Enti impegnati nella formazione dei degustatori. Grazie all'attività del gruppo di lavoro nel 1988 si istituisce un Albo specifico per la qualificazione del degustatore, prima esperienza europea in questo settore. Nel 1991 la gestione dell'Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele viene affidata all'Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna. L'attività dell'Albo si articola su diversi fronti. A livello istituzionale si persegue l'obiettivo di ottenere il riconoscimento ufficiale della struttura e del ruolo dell'assaggiatore. A livello tecnico sono state proposte metodologie e standardizzate di lavoro relative all'esecuzione delle analisi e alla formazione del degustatore.
Inoltre INA ogni anno si occupa di organizzare corsi di perfezionamento o di introduzioni nelle analisi supportando ove possibile le iniziative in tal senso.
Come prepararsi ad un analisi sensoriale…
Resta assodato che chiunque voglia imparare ad assaggiare i mieli ed essere un esperto in tal senso non può prescindere dal prendere parte ai due specifici corsi di analisi sensoriali dei mieli.
Il primo è un corso formativo, più un introduzione alla capacità di poter distinguere i vari gusti e sapori, ad essere pratico delle reazioni che il nostro organismo ha quando incontra il miele durante un assaggio.
La prima parte è effettivamente la più eccitante è interessante, è infatti evidente che determinate tipi di analisi sui colori sono estremamente semplici per un occhio sofisticato come quello umano, però risulta sorprendente capire che anche il nostro palato e naso non sono poi così da buttare via: infatti se ben allenati riescono a distinguere odori e sapori che non avremmo mai pensato di rilevare su determinati alimenti!
Questa chiave di lettura è sempre esistita nel nostro organismo però forse perché troppo presi dai problemi quotidiani della vita, non ci siamo mai soffermati a dovere e abbiamo sempre catalogato queste informazioni in macro gruppi del “buono” del “meno buono” o del “cattivo”.
In questa seconda lezione informativa si proverà a fare alcuni test per capire come siamo in grado di recepire alcuni elementi. La prima cosa da fare e munirsi di alcuni bicchieri di carta.
La prova del gusto consiste nell'assaggiare alcune soluzioni contenenti piccole quantità di sostanze di sapore dolce (saccarosio), salato (cloruro di sodio), acido (acido tartarico o citrico) e amaro (chinino cloridrato o caffeina). I bicchieri dovranno ovviamente essere anonimi; per non confondersi è bene scrivere un numero e una legenda di riferimento, ed ogni assaggio dovrà essere alternato con acqua oligominerale con contenuto totale di ceneri inferiore a 100 mg/l (la stessa che deve essere utilizzata per la preparazione delle soluzioni). Si procederà quindi all'assaggio delle soluzioni per poi annotare su una scheda di lavoro individuale la loro valutazione (acqua pura o uno dei sapori e quale).
Poiché in questo caso si tratta di un semplice test di comprensione delle nostre capacità, atto a determinare come percepiamo i vari gusti, procederemo di volta in volta con un quantitativo di prodotto che sia un multiplo del precedente, per scoprire che il nostro organismo percepisce l’impatto dei vari gusti come se avesse uno spettro preciso, cioè sotto un determinato quantitativo in maniera debolissima, sopra un determinato quantitativo, invece, in maniera fortissima.
La prova olfattiva su odori familiari: questo esercizio viene proposto soprattutto per permettere di familiarizzare coi meccanismi dell'analisi sensoriale. In particolare, questa prova porta a cimentarsi nel riconoscimento di una percezione olfattiva molto familiare,. Durante il corso vero e proprio si stimola la creatività verbale chiedendo al corsista di descrivere gli odori per i quali non riescono a trovare una corrispondenza esatta, ma nel caso di un corso fai da te è fattibile anche annotare gli aromi che si vuole testare e poi provarli anonimi. La prova serve anche per illustrare alcuni riferimenti, presentando esempi di odori che rientrano in alcune delle grandi categorie comuni anche nel miele (floreale, fruttato, speziato, agrumato, ecc.). Gli odori, costituiti da sostanze chimiche pure, estratti naturali o sintetici, devono essere irriconoscibili e presentati su un supporto neutro in vasi di vetro scuro. Successivamente si devono indicare su una scheda individuale il prodotto al quale si riferiscono e, nel caso non si sia sicuri, descrivere le proprie sensazioni per similitudine o categoria. Non si dovrebbero fare più di 4- 6 test al giorno.
Compreso questo potremo cominciare ad assaggiare alcuni mieli e fare i confronti tra di loro.
Importantissimo la ruota dei sapori:
la ruota dei sapori è uno schema molto semplice che racchiude un enormità di aromi di vario tipo, fare le analisi con lo schema della ruota dei sapori ci aiuta ad allenarci nel ritrovare quelle sfumature di aroma e gusto che potrebbero sfuggirci in un primo momento, però bisogna fare attenzione a non farsi suggestionare da ciò che si assaggia e cercare a tutti i costi di trovare quel tipo di aroma o gusto che ci si aspetta da un certo prodotto.
Memorizzazione degli odori di alcuni mieli uniflorali:
Per questo test dobbiamo procurarci almeno 5-6 campioni di mieli uniflorali di buona qualità, posizionarli in bicchieri tipo calice, possibilmente allo stato liquido in un ambiente caldo superiore almeno ai 20-25 gradi; annotate il nome dei mieli e aiutatevi esclusivamente con l’olfatto, guardare il colore del miele vi aiuterà a capire come i mieli chiari tendenzialmente presentano aromi più gentili; vi sorprenderete di come il vostro naso sia capace di percepire aromi molto fini.
Mieli consigliati per l’esperimento:
miele di eucaliptus, miele di arancio, miele di cardo, miele di corbezzolo, miele di castagno.
Memorizzazione delle caratteristiche olfattive e gustative dei principali mieli uniflorali:
In questo test dovremo annotare le percezioni olfattive e quelle gustative assaggiando i mieli. Tra un miele e l’altro è bene masticare un pezzetto di mela verde un poco acidula che aiuterà a togliere dalla bocca il gusto coprente dei vari mieli che si andranno a provare.
E' sempre consigliabile partire da mieli molto leggeri per finire con mieli dal gusto e aroma più pieno e persistente.
Mieli consigliati, Asfodelo, Arancio/Agrumi,Lavanda, eucaliptus, cardo, corbezzolo, si consiglia di non fare piu di 8-10 test assaggio per seduta.
Prova di riconoscimento olfattivo dei mieli uniflorali: la prova di riconoscimento olfattivo è molto difficile per le persone meno esperte, l'unico consiglio è quello di affidarsi al proprio olfatto dopo aver fatto dei test di memorizzazione, e cercare di riconoscere i mieli senza barare o indovinare ma solo con l’aiuto del naso!
Prova di riconoscimento olfattivo e gustativo dei mieli uniflorali: i mieli uniflorali devono essere riposti in bicchieri a palloncino e devono essere riconosciuti sulla base delle caratteristiche olfattive e gustative.
L’onestà è molto importante e ovviamente il colore vi può aiutare, però sarebbe molto utile, per migliorare la qualità dei test, svolgere il tutto con bicchieri mascherati.
Il test permette di apprezzare caratteristiche che non erano state notate al primo passaggio e migliorare così la memorizzazione. Ogni differenza di percezione, dovuta al diverso modo di presentazione (bicchieri di colore diverso, miele liquido o cristallizzato) migliora la capacità di chi chifa il test.
Perfetto, siamo pronti: ma come fare?
Tecnica di degustazione
Una corretta analisi sensoriale del miele comporta di 3 fasi.
1. fase di visualizzazione del miele;
2. Fase di controllo olfattivo;
3. Fase di assaggio.
Potrebbe sembrare una sequenza assai pomposa e complicata, ma non lo è, anzi, è estremamente semplice: la prima fase consiste nel controllare il colore, la limpidezza e la presenza di corpi estranei nel miele.
Solitamente chi guarda un miele viene favorevolmente colpito da un colore chiaro, ma quando si fa un controllo di analisi organolettica dobbiamo pensare che quel tipo di colore deve essere in sintonia con il tipo di miele che dobbiamo valutare, a meno che non stiamo facendo un test alla cieca e non conosciamo l’origine del campione.
I termini che si utilizzano di più sono: incolore, chiaro, giallo, giallo paglierino, ambra, ambra scuro; nel caso di mieli cristallizzati è molto facile imbattersi in colori tipo avorio (tipico del miele di agrumi), nocciola (nel caso del miele di corbezzolo). Individuare bene un colore è molto importante perché molto spesso influirà in maniera capitale sul giudizio finale.
Il profumo del miele invece è rilevato grazie all’ausilio di calici più o meno profondi; soprattutto nel caso di mieli molto delicati utilizzare dei calici da vino ampi a tulipano, atti a convogliare il più possibile la parte composta dai profumi del miele.
Posizionato il miele all’interno del calice è bene con un cucchiaio spalmarlo sulle pareti e poi scaldarlo con le mani; si raccomanda non usare profumi che possano interferire durante “l’ annusamento” del miele.
A questo punto la nostra cavità nasale viene inondata del profumo originale del miele. Si tratta di un momento molto importante: se ci sono dei difetti che al gusto non si possono rilevare (fumo, odore di medicinali, odori estranei al miele) questo è il miglior momento per scoprirli. Difatti, dopo aver assaggiato il miele sarà impossibile affidarsi all'olfatto, dato che la cavità nasale sarà inondata dal forte aroma del miele e dei profumi che avevamo recepito prima rimarrà solo il ricordo e gli appunti nel nostro foglio di lavoro.
Nella fase di assaggio del miele non dovremmo ingerire più di 3-4 grammi di miele per volta (poco meno di un cucchiaino da zucchero).
La miglior tecnica per poter analizzare le qualità del miele è inumidire il miele quando e’ ancora nella lingua, con la saliva; a quel punto si spalmerà sulle nostre papille gustative e comincerà a inviare dei segnali alla nostra mente. Alcune sensazioni di gusto sono sempre abbastanza nette; la nostra lingua percepisce 5 tipi di sapori, che vengono rilevati da 5 parti diverse di essa: la punta segnala il sapore dolce, ai lati troviamo l’acidità, nel corpo della lingua il salato, e nella parte terminale l’amaro.
Questo ci fa capire perché un boccone sembra più vivido nel sapore quando si sposta nella zona di sua competenza... il miele di agrumi che è leggermente acidulo manderà i segnali più forti quando si troverà sui lati della lingua, e il miele di corbezzolo o di cardo ci ricorderà quanto è amaro quando verrà deglutito..
Quando il miele staziona nella nostra bocca per poi passare attraverso la trachea verso lo stomaco, libera tutta una serie di aromi che tendono ad intasare le nostre narici, in quel momento la percezione del miele sembra un tutt’uno però se siamo molto attenti ci renderemo conto che determinati segnali sono propri di alcune zone del nostro organismo; questo ci aiuterà molto quando avremo bisogno di fare delle distinzioni tra 2 mieli dello stesso tipo. Ovviamente ci vuole molta pratica!
Tra una fase di assaggio e l’altra è bene attendere qualche minuto e soprattutto non eccedere, fare una decina di analisi in un arco di 4-5 ore è estremamente faticoso anche se spesso i giudici ne devono fare più del doppio. Per ristabilire le condizioni ottimali dei nostri apparati recettori dovremo fare brevi e frequenti pause, bere dell’acqua e “equalizzare” il nostro palato con un po’ di mela leggermente acidula.
Comunque dopo una ventina di analisi non c’è mela che tenga: il nostro organismo comincerà ad affaticarsi e a non riconoscere più in maniera critica i mieli che assaggiamo.
Questo mini corso non nasce con l’idea di formare le persone che vogliono diventare assaggiatori di miele bensì incuriosire e spronare chiunque fosse interessato all’argomento e pensasse che questo genere di corsi presentino difficoltà aldilà delle proprie capacità.
Fare un corso di analisi sensoriale dei mieli è un esperienza formativa, che ci aiuta a mangiare meglio non solo i mieli ma anche vini, formaggi e olio di oliva, le tecniche di controllo e di analisi dei mieli difatti sono valide anche per altri prodotti alimentari.
I corsi vengono preparati ogni anno dalle varie camere di commercio o ass. di categoria, oppure all’istituto nazionale di apicoltura con sede in Bologna; solitamente sono composti da 3-4 lezioni di 5 -6 ore nel caso del primo livello e 5-6 lezioni da 8 ore nel caso del secondo livello, che presenta anche un esame finale, dopo il quale potrete anche voi iscrivervi all’albo degli assaggiatori di miele italiani, e poter dire…“anche io sono un esperto nelle analisi del miele”.
postato da: mielesardo alle ore 15:31 |
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venerdì, 04 aprile 2008
Ambiente:la strana morte delle api un campanello d'allarme per tutti noi.
le morie delle api sono legati all’aumento dei tumori nell’uomo?.
Da qualche anno nel mondo si sta diffondendo l’allarme delle morie di api.
Queste morie cominciarono, con dei fenomeni limitati a determinate località, in estate del 2005 ad esempio molto fu il clamore per il gaucho, un residuo chimico messo nelle dicotiledoni in francia che oltre a proteggere il terreno, lasciava dei residui di pesticidi e erbicidi sul terreno, il risultato fu’ che intere aree erano totalmente inquinate e i periodi di carenza furnono calcolati in decenni.
Negli stati uniti sono anni che il fenomeno della morte delle api ha colpito il territorio, tra api africanizzate , maggiolini del favo, prodotti OGM, i poveri apicoltori statunitensi non se la passano certo bene, tanto che la moria delle api è diventata motivo di studio di tante università prendendo come nome in codice CCD,colony collapse disorder, e possibile trovare qualcosa anche in wikipedia in lingua inglese.
Il punto cardine della questione è che negli stati uniti, hanno rilevato un decesso pari anche al 90 % di tutti gli alveari denunciati in determinati stati, con una mortalità media , negli stati colpiti pari al 50%.
In termini pratici si tratta di decine di migliaia di alveari distrutti, e considerando che ogni alveare contiene circa 40-50.000 api operaie, e intuibile che le api morte siano parecchie miliardi di unità, non di meno questo fenomeno è stato segnalato anche in Europa e in Italia.
Qui da noi gli alveari che sono stati avvelenati sono circa 3-4000 , secondo le fonti odierne e le segnalazioni non risparmiano zone considerate “verdi” come la Sardegna..
Gli esperti pensano che il problema principale siano i vari principi attivi che gli agricoltori usano, ma non solo anche allevatori di bestiame che per distruggere le zanzare veicolo di gravi malattie non si fanno scrupolo ad avvelenare qualsiasi pozza d’acqua che circondi il proprio ovile.
Non è ovviamente questo l’angolo per decidere cosa sià giusto o meno, però è chiaro che la mancanza delle api genera uno squilibrio ecologico sensibile,essendo le api l’unico vettore per l’impollinazione di almeno il 75% delle specie entomofile di piante e fiori, il danno è quindi incalcolabile , e pone le basi su una desertificazione del territorio sempre troppo sottovalutata.
Ora in repubblica un articolo parla anche del fatto che il 20% delle morti moderne nelle grandi città sono dovute alle polveri sottili , una sorta di cartina tornasole delle zone inquinate ,purtroppo esse sono molto presenti nelle zone urbane altamente inquinate e vicino agli inceneritori o più grottescamente chiamati “termovalorizzatori”.
Nell’Espresseo invece un lungo articolo mette in risalto che negli ultimi 10 anni i tumori sono saliti di un buon 30% su base nazionale e in alcuni casi dell’80%, quasi un epidemia.
E’ stupido fare allarmismi, ma è ovvio che la società moderna deve dare un valore aggiunto a tutto ciò che è ecocompatibile, le api sono le prime vittime di questa corsa al profitto anche negli alimenti, si fa di tutto per produrre di più a costi più bassi, ma è un gioco al massacro , un gioco stupido, perché quello che la società risparmia in termini di costo dei cibi, lo perde in salute dei cittadini, caricandosi i costi della degenza di malattie estremamente pericolose e costose da curare.
Ogni protocollo di produzione dovrebbe tenere conto di questo, sia che siano alimenti o macchine, non possiamo più far finta che il mondo sia una pattumiera senza fondo, o ne pagheremo le conseguenze, anzi.. le stiamo già pagando..
postato da: mielesardo alle ore 15:16 |
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